Luoghi

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Fino a Palù arrivando da Fierozzo si parla mocheno, una specie di antico tedesco.

Fino a Palù arrivando da Sant’Orsola, invece, solo dialetto trentino. Mocheno italiano dicono alcuni.

A Palù la valle ­nasce e si torna indietro.

O si sale in alto.

Oltre i Masi, verso le sette creste, fi­no al lago Erdemolo, lungo le rocce nere del Lagorai.

Palù è a 1600 mt, Sant’Orsola meno di 1000. Fierozzo appena di più.

Così quando i larici sopra a Palù sono gialli, a Sant’Orsola sono ancora verdi.

Mentre i faggi e le betulle cambiano le foglie prima. Rosse, ocra, arancioni, viola, amaranto.

Ma nelle faggete non ci sono gli abeti e i pini. Loro si confondono solo con i larici.

Le api di montagna non amano i larici, solo gli abeti. Quelle che si perdono nei larici rischiano di fare la

melata e le arnie si rompono, si spezzano.

Quasi più nessuno ha le api in valle e sono quasi scomparse anche le mucche.

Ci sono due, forse tre pastori di pecore e capre. Salgono i boschi sopra Frassilongo, verso i pascoli

alti di Kamauz e Roveda. Tanti sono invece ancora i cacciatori. Due cervi maschi o un cervo femmina

all’anno per ogni comune. Non uno in più, questa è la regola. Ma cerbiatti molti di più.

Tutti sanno chi ha cacciato cosa. Le voci corrono da paese a paese, da maso a maso, le vecchie case

di legno e pietra dove le famiglie si tramandano di generazione in generazione, come microcosmi di

quell’arcipelago antico e silenzioso che ha ospitato il nostro racconto.

ragazzi.

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On 27/02/2013
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